Weekend nel Principato di Lucedio: gita tra le risaie, il mare in Piemonte

principato di Lucedio

 

Che il Piemonte sia una delle 5 regioni d’Italia senza nessun affaccio sul mare, è un dato di fatto. Eppure questo fine settimana siamo stati costretti a ricrederci. Ad un’ora da Torino, nella provincia di Vercelli, la primavera coincide con il grande spettacolo dello riempimento delle risaie: enormi appezzamenti di terreno si trasformano in un mare a quadretti in cui si riflettono il cielo, le nuvole e i grandi uccelli dai colori bellissimi. Ecco come organizzare e cosa vedere in un weekend nel Principato di Lucedio, tra le risaie di Vercelli, il mare piemontese.

Attraversarle con l’auto significa fermarsi continuamente a scattare fotografie e incantarsi davanti a un paesaggio che non ha nulla a che vedere con il resto della nostra regione. Per capire qualcosa in più di queste grandi coltivazioni che hanno reso Vercelli, la capitale europea del riso (qui viene prodotto il 50% del riso italiano e in Italia viene prodotto il 50% del riso europeo), siamo andati a visitare il principato di Lucedio , mix perfetto di storia e azienda all’avanguardia nella produzione dei preziosi chicchi.

Un po di storia del Principato di Lucedio

Siamo nel comune di Trino vercellese, in mezzo a distese di campi coltivati a riso si specchia nelle basse e fertili acque il complesso monastico di Lucedio, fondato dai monaci cistercensi nell’anno 1123.

Questi monaci, provenienti dalla Borgogna, si insediarono qui poiché  i Marchesi del Monferrato, al tempo possidenti di grandi aree di territorio, donarono loro degli appezzamenti affinchè vi applicassero le loro sapienti mani agricole. I monaci bonificarono il territorio, lo ripulirono di piante ed erbacce e introdussero per primi in Italia la coltivazione del riso verso la metà del 1400.

Lucedio (il cui nome deriva da locez, zona paludosa) divenne in breve tempo la culla del riso italiano grazie anche al rigido sistema sistema di gestione adottato, sistema che si basava sulla suddivisione dei possedimenti del monastero in grange, a capo di ciascuna delle quali non era posto un monaco ma un fratello converso che sapesse far fruttare la grangia. I conversi, che coordinavano a loro volta il lavoro di liberi contadini salariati (chiamati mercenari), rispondevano della loro attività al cellerario, monaco che curava, per conto dell’abate, l’amministrazione dell’intera abbazia.

Questo sistema funzionò a lungo e solo dopo diversi passaggi di tra casate nobiliari, nel 1784 fu compiuta la secolarizzazione dell’Abbazia: passata dai Gonzaga ai Savoia, l’Abbazia divenne proprietà di Napoleone all’inizio ’800.

Caduto Napoleone, si aprì una contesa tra Camillo Borghese ed i Savoia sul possesso di Lucedio. Le proprietà vennero divise in lotti e cedute a vari personaggi
Il lotto con il complesso abbaziale di Lucedio passò sotto il controllo del Marchese Giovanni Gozzani di San Giorgio che a sua volta, nel 1861, cedette la tenuta al genovese Duca Raffaele de Ferrari di Galliera, al quale i Savoia conferirono il diritto di fregiarsi del titolo di Principe. Nacque così il cosiddetto Principato di Lucedio, denominazione che appare tuttora sul portale d’ingresso della tenuta. Attualmente essa appartiene alla famiglia Cavalli d’Olivola.

Oggi «Principato di Lucedio» è un’azienda che occupa 600 ettari, dove si producono 2.600 tonnellate l’anno di una decina di varietà di riso ed è un rinomato marchio da export del miglior italico risotto. Oltre ad un luogo di un sito di interesse storico e artistico che ha saputo valorizzare il contesto territoriale in cui nasce.

La nostra gita tra le risaie del principato di Lucedio

Noi abbiamo fatto una visita guidata a Lucedio  di circa un’ora, la guida  ci ha raccontato la storia e le abitudini di chi questo luogo lo abitava (le mondine, ad esempio, giovani donne che passavano settimane con le gambe nell’acqua e la schiena china a togliere erbe infestanti e a trapiantare le piantine), un luogo immutato da 900 anni ma al contempo innovativo che colpisce per la sua bellezza e per la capacità di rimanere se stesso, rinnovandosi.

La visita è su prenotazione e permette di ammirare il Principato nel suo complesso ed alcuni interni. Esiste anche la possibilità di una visita all’azienda produttrice che vogliamo assolutamente tornare a fare, primo perché siamo curiosi di vedere il periodo di fioritura delle piante quando tutto il paesaggio si accende di un verde brillante a perdita d’occhio, secondo perchè vogliamo scoprire tutti i segreti della lavorazione del riso piemontese e della sua alta qualità così tanto apprezzata nel mondo.

Per il momento ci siamo limitati a farne una scorpacciata assaggiando una delle ricette tipiche della zona: la panissa, un piatto a base di riso della varietà Arborio, fagioli della qualità tipica coltivata a Saluggia, cipolla, vino rosso Barbera, lardo, salam d’la duja (salame sotto grasso), che raccoglie tutti gli ingredienti della zona e rappresenta in pieno il famoso detto “il riso nasce nell’acqua e muore nel vino”.

Informazioni:

  • Frazione Lucedio, 8 13039 – Trino (VC)
  • Info: tel  (+39) 0161 81519 –  info@principatodilucedio.it

Il Bosco della Partecipanza

Come vi dicevo la visita a Lucedio dura un’ora, vi resta quindi del tempo per giretto nei dintorni attraversando le risaie e osservando gli uccelli che le popolano e che da quando si sono scelti metodi di coltivazione sostenibili sono tornati a nutrirsi degli insetti delle paludi. Moltissime sono le specie che potrete avvistare: garzette, aironi, martin pescatori, ibis e cormorani giusto per citarne alcuni tra i più conosciuti. La risaia è una vera e propria oasi naturale e come tale va preservata.

Bosco della Partecipanza

Il tour può continuare addentrandovi nel Bosco della Partecipanza: una zattera verde, un bosco galleggiante sul mare delle risaie circostanti, una foresta che è giunta fino ai nostri giorni grazie alle rigide regole di gestione dei tagli rispettate sin dal 1275, quando l’area venne assegnata in comune proprietà (la “partecipanza”, appunto) ai cittadini di Trino.

Questo parco  è un’area naturale protetta del Piemonte istituita nel 1991 che occupa una superficie di 584,58 ettari nella provincia di Vercelli ed ha una flora e una fauna molto ricche e peculiari, diversi sono i percorsi di seguire tra gli alberi e i mughetti e si raggiunge facilmente una zona di giochi in legno con area attrezzata dove ci si può rilassare e fare un picnic senza incontrare anima viva. Perfetto se volete isolarvi!

  • Sede del Parco: Via Vercelli n. 3, 13039 Trino (VC)

Lucedio, il borgo abbandonato di Leri Cavour

Leri Cavour

 

Nei dintorni di Lucedio, infine, vale la pena visitare le grange ancora esistenti e quelle ormai dismesse come il borgo abbandonato di Leri Cavour, di proprietà del conte Camillo Benso, il quale fece costruire il proprio possedimento che si estendeva su una superficie di   900 ettari dove c’era tutto: stalle, scuola, chiesa e abitazioni.

Questo luogo è una perfetta testimonianza della vita che si svolgeva nel Vercellese fino alla metà del Novecento e passeggiandoci si può intuire la grandezza di un’opera di queste dimensioni e immaginarne il lavorio quotidiano; purtroppo oggi è lasciata in uno stato di abbandono che fa male al cuore tra erbacce e vandalizzazioni.

Leri Cavour

Tra i ruderi sono rimaste ancora scuderie, fienili, granai, abitazioni dei lavoratori e un vecchio mulino, mentre le stanze affrescate della casa di Cavour e la chiesa sono state murate ed è impedito l’accesso a causa delle numerose incursioni avvenute negli anni. Un vero peccato per un luogo così ricco di storia che avrebbe tanto da raccontare.

Autore: Elena Marcon

Elena Marcon, amante del buon cibo e dal buon vino e mamma di Arturo.Organizzatrice seriale di gite e viaggi  

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