Il sentiero del Sarvanot in Val Grana: una magica porta verso un’altra dimensione

Tutto è nato da una fotografia. In un gruppo di amanti delle gite fuori porta in Piemonte qualcuno ha postato la sequenza di cerchi che vedete nella fotografia di copertina: un bellissimo esempio di land art ma anche, mi è parso, l’apertura della porta di un’altra dimensione. “Una porta che di questi tempi attraverserei molto volentieri”, ho pensato. Devo trovarla. Così approfondendo la ricerca, ho scoperto dove si trova: è il sentiero del Sarvanot in Val Grana. E ho scoperto anche  chi  è l’autrice. E mi si è davvero aperta una porta: un mondo molto più antico e complesso è venuto alla luce, fatto di folletti, leggende, boschi incantati e soprattutto di una bella comunità montana a un’ora e mezza da Torino.

Chi è il Sarvanot

Ci troviamo in Val Grana, precisamente a Monterosso Grana, un paesino del cuneese a pochi chilometri dal più conosciuto Castelmagno, culla dell’alpeggio e della produzione del noto formaggio.

Dal cimitero del paese (ma si può percorrere anche in senso inverso) parte, infatti, un sentiero che attraversa il bosco circostante seguendo un percorso circolare adatto a famiglie con bambini camminatori e anche a passeggini (anche se consiglierei la fascia o il marsupio). Attenzione però! Questa passeggiata non è la tradizionale sgambettata tra i castagni e le foglie autunnali: si dice che in questo bosco viva il Servanot, uno spiritello dispettoso metà uomo e metà animale, e che ogni tanto si mostri agli umani per giocar loro qualche tiro mancino.

Da questa leggenda sono partiti i volontari che da 10 anni, instancabilmente, tengono pulito questo bosco e lo arricchiscono con cartelli e disegni esplicativi della natura circostante. E così sarà proprio il Sarvanot, insieme ai suoi amici folletti, ad accompagnarvi in questo un percorso ad anello di circa 5 km (due ore): li troverete su oltre 50 cartelli posti lungo il percorso, nel tratto a sud (à l’ubai) vi racconteranno le storie di quei luoghi e le origini degli alberi che “popolano” i boschi del paese, mentre nel tratto a nord (à la drech) vi presenteranno i loro principali compagni di giochi, ovvero animali molto speciali in cui potrete immedesimarvi.

Il magico sentiero del Sarvanot

Il sentiero è pianeggiante e alterna zone boschive con a radure, ci si ferma spesso per raccogliere castagne o mangiare lamponi selvatici e more o perché ci si imbatte in qualche piacevole sorpresa: l’associazione Anelli di Crescita  ha, infatti, realizzato in un tratto abbandonato da quasi cinquant’anni un’installazione semi permanente (nei mesi più freddi viene rimossa) a cerchi concentrici con materiale naturale appartenente al bosco stesso. Abbiamo incontrato sul posto Elena Rosso, una delle fondatrici, che ci ha raccontato spiegato la filosofia dell’associazione con le parole: “il poco è tanto”, l’obiettivo è quello di coinvolgere adulti e bambini in una esperienza immersiva con la natura che segua il ritmo delle stagioni. Semplicità è la loro  bandiera, senza voler intrattenere con effetti speciali e iperstimolanti.

L’aula nel bosco sul sentiero del Sarvanot

Per questo motivo, oltre alla land art, ai cartelli posizionati lungo il percorso con tante curiosità sul bosco e chi vi abita, è stata fortemente voluta una meravigliosa “aula nel bosco” dove non ci sono banchi ma solo tronchi di alberi intagliati e, al posto della lavagna, pannelli di legno sui quali attaccare i dipinti dei bambini. Qui e là troviamo nidi intrecciati con rami secchi, disegni di piccole farfalle e insetti appesi agli alberi, e, nascosta tra la vegetazione, c’è persino una tenda degli indiani.

Elena è stata disponibilissima e ci ha anche mostrato i suoi delicati lavori fatti con i fiori, quadri che raccontano un rapporto speciale con la natura che la circonda e sulla quale è capace di posare ogni giorno uno sguardo diverso. Trascorrere il tempo con lei mette pace e ci sarebbe piaciuto ascoltarla per ore raccontare storie sui folletti e sulla valle ma, vista l’ora, abbiamo proseguito nel percorso che ci ha portato, su suo suggerimento, alla parte del sentiero dedicata agli animali, tutti rigorosamente dipinti a mano da una pittrice del posto.

“Bestie e Bestiete” recitano i cartelli in occitano, una volta giunti nel piccolo borgo che chiude il cerchio del sentiero, ovvero, le volpi, i cinghiali, i gufi, i caprioli, in cui i bambini possono immedesimarsi: l’autrice ha realizzato dei pannelli con la figura da cui si possono togliere gli occhi per guardare con i propri. Nonostante la fame e la stanchezza, dopo quasi due ore di cammino i bambini hanno trovato le energie per farsi fare una fotografia fingendo di essere ogni volta un animale diverso e correndo alla ricerca di quello successivo.

Dove mangiare in Val Grana

Termina con un buon pranzo tipico alla trattoria Aquila Nera, la stessa in cui abbiamo anche pernottato (leggi qui ) questo giro che ci ha sorpresi e ci ha riempito gli occhi di bellezza. Ancora non sapevamo che nel pomeriggio saremmo stati colpiti al cuore da un’altra scoperta: il villaggio dei Babaciu della Borgata San Pietro di Monterosso Grana.

 

 

Per info e contatti sul percorso del Sarvanot

Unione Montana Valle Grana, Via Roma 44 Valgrana – CN –

tel 0171-619492 – info@vallegrana.it- Val grana

 

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