Gita con i bambini a Balma Boves, ai piedi del Monviso

balma boves

 

Gialli! Quando venerdì ho realizzato che in Piemonte avrebbero permesso gli spostamenti tra comuni ho acchiappato al volo il telefono e chiamato Cristian, una delle guide di Vesulus , un’associazione di accompagnatori naturalistici, esperti in scienze geologiche, biologiche, naturali, forestali e del turismo alpino, e l’ho convinto ad accompagnarci in una borgata che da tempo sognavo di visitare: Balma Boves , ai piedi del Monviso.


Il borgo di Balma Boves, ai piedi del Monviso

Cos’ha di particolare questa borgata museo è facile intuirlo già dalle fotografie che si trovano in rete, ma vederla dal vivo e farsene raccontare la storia millenaria ha un che di straordinario.

Il punto di ritrovo per la partenza è il cimitero del comune di Sanfront frazione Rocchetta, da qui parte uno dei 3 sentieri possibili per raggiungere Balma Boves, un percorso di tipo turistico, su mulattiera, con percorrenza di circa 35 minuti (noi con 4enne al seguito ci abbiamo messo il doppio del tempo perché dovevamo saltare nelle pozzanghere ghiacciate)

La strada sale non troppo ripidamente e si arriva attraversando un bosco di castagni piazzale delle Case Forano, piccolo gruppo di case con vista spettacolare sul panorama circostante; di qui un’ultima parte su mulattiera selciata ci porta a raggiungere la borgata.

monvisio
Quando si svolta l’ultima curva del sentiero, dopo aver percorso uno dei sentieri di accesso che si inerpicano sul Mombracco (il monte detto anche di Leonardo, perché il celebre artista ne lodò in un suo scritto la pietra che lo compone, la quarzite) nel Comune di Sanfront, si ha davvero l’impressione che il tempo e lo spazio siano slittati in una dimensione parallela.

Davanti ai nostri occhi appare Balma Boves, caratteristico borgo costruito sotto un’enorme sporgenza rocciosa, il cui peculiare aspetto, con le sue case in pietra dai tetti piatti, ricorda quello dei pueblo indiani del Nord America.

Balma Boves, un ecomuseo

Il sito, oggi ristrutturato e trasformato in ecomuseo, ci svela il segreto degli antichi abitanti di questo villaggio: lo stretto contatto con la natura, l’autosufficienza, la cura ed il saggio sfruttamento delle risorse naturali come l’acqua, la pietra, i frutti della terra. Ancora oggi infatti, gli attrezzi, le abitazioni, le stalle, i fienili, gli essiccatoi per le castagne, le fontane e l’antico forno, ci raccontano di un tempo in cui questi luoghi furono testimoni della cosiddetta “civiltà del castagno”.

Qui sul Mombracco il legame fra montagna e uomo, antico di millenni, è testimoniato anche dalla presenza di numerosi siti di incisioni rupestri, uno dei quali si trova proprio nei pressi di Balma Boves.

La vita nell’antico villaggio di Balma Boves

La balma, in lingua celtica grotta/riparo, grazie alla sua posizione ben soleggiata, riparata, mite d’inverno e fresca d’estate, venne abitata forse già dall’età del bronzo. Gli ultimi ad andarsene, nel secondo dopoguerra, furono le famiglie Mairone, Meirone ed Elne.

Fu Giovanni Elne, nel 1961 a chiudere la porta per l’ultima volta.
Christian ci ha raccontato la storia di una vita durissima, ridotta all’essenziale, dove uomini, natura e animali sono una cosa sola, i meccanismi perfetti di un ingranaggio che deve funzionare con precisione per mantenersi vivo.

Lo spazio a disposizione dentro le case era poco ma ben organizzato; tutto veniva riutilizzato senza sprechi ed era assolutamente ecologico.

Fuori c’era una stalla con la mangiatoia per le capre, qualche mucca e le chiocce coi pulcini; sul tetto erano ricavati il fienile ed una conigliera. Il “secou”, l’essiccatoio per le castagne, si riconosce dal graticcio di legno appena sotto il soffitto scurito dalla fuliggine.

C’era una cantina con le botti in legno per conservare il vino ricavato da una piccola vigna che cresceva vicino; nella parte più alta del sito c’erano un forno comune a legna ancora utilizzabile ed una fontana che raccoglieva l’acqua da una sorgente.

Le ceste per il trasporto delle castagne e le gerle per il fieno e le foglie secche descrivono giornate faticose trascorse con la schiena piegata; gli attrezzi da lavoro raccontano di patate, segale e lenticchie coltivate nei piccoli terrazzamenti poco più in alto.

Di solito cenavano nel “secou” ma quando faceva freddo andavano a mangiare il minestrone nella stalla, seduti su panche di legno, per tenersi caldi abbracciavano il pentolone. Dopo cena si riunivano nello spiazzo davanti alla loro casa, seduti sul muretto e cantavano insieme e recitavano filastrocche.

Giocavano a nascondino o rincorrendosi, arrampicandosi e saltando tra le rocce con l’agilità di chi è nato ed è cresciuto tra i monti; giocattoli non ne avevano, tranne una bambola fatta con un martello per affilare la falce ed un po’ di stoffa per vestirla.

Balma Bove
Da bambini andavano a piedi alla scuola elementare a Robella, giù nella valle, con le pesanti cartelle di legno. Smisero però di presto di studiare per andare a lavorare: a nove anni una bambina poteva già offrirsi come domestica o bracciante; i bambini si caricavano sulle spalle dei barilotti d’acqua per portare da bere ai lavoratori delle cave di pietra in cima al monte Bracco.

Non avevano l’elettricità, né la comodità di un bagno; era la cascatella la loro doccia gelata.
La madri lavavano i panni nel torrente anche d’inverno, quando lo strato di ghiaccio era spesso una spanna e lo si doveva rompere a colpi di mazza.

Era il 1961 quando Giuseppe, l’ultimo della famiglia Elne, disse a sua madre di essere stufo di quella vita; vendettero tutto, animali compresi e se ne andarono a vivere a Rocchetta.
Nel 2002 il comune di Sanfront acquistò Balma Boves e, dopo un attento lavoro di restauro, lo trasformò in un museo a cielo aperto della vita contadina.

Balma Boves si può vedere con la Carta Musei Piemonte

Oggi Balma Boves è inserita nel circuito della Carta Musei Piemonte; vi si organizzano eventi come letture animate, gite scolastiche, escursioni notturne e visite guidate per tramandare i ricordi degli ultimi abitanti della Balma e la loro vita in questo luogo aspro e spettacolare, sorprendente testimonianza della storia dei nostri antenati.

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Info utili per visitare Balma Boves

La visita esterna dell’ecomuseo è libera e possibile in qualsiasi periodo dell’anno.

La visita agli interni della borgata è possibile solo con visita guidata, nei periodi e orari di apertura. Tuttavia se le condizioni meteo lo permettono, potete chiamare l’associazione Vesulus e organizzare una visita privata anche fuori dal periodo indicato

Tutte le domeniche ed i giorni festivi dal 02/06/2020 al 25/10/2020, ed i sabati dal 13/06/2020 al 12/09/2020

Aprile – Settembre : 10:00 – 18:30

Ottobre : 10:00 – 17:00

La visita agli interni della borgata, infatti, è possibile solo previo appuntamento.
Il numero da chiamare è 349/8439091 o via mail all’indirizzo vesulus@gmail.com nei giorni lavorativi, oppure al numero 377/3470558 durante le giornate di apertura del sito.

Dove pranzare nei dintorni di Balma Bove

Rifugio Miravidi

Rifugio Miravidi, a 10 minuti di macchina da Balma Boves, offre una cucina robusta e casalinga a prezzi economici. Il proprietario ha anche asini, caprette e pecore, per la gioia dei più piccoli che si divertiranno a dargli da mangiare.

  • Per prenotare 0175 948835

Author: Elena Marcon

Elena Marcon, amante del buon cibo e dal buon vino e mamma di Arturo. Organizzatrice seriale di gite e viaggi  

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